A proposito di Geografia

ottobre 23, 2009

Il Sindacato degli Studenti, la lista elettorale uscita vittoriosa dalle ultime elezione e che esprime diversi rappresentanti negli organi collegiali dell’università, prende posizione contro la chiusura del corso di laurea in Geografia dei Processi Territoriali decisa dal rettore dopo il mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti previsto dall’ateneo.

La decisione di non attivare il corso, nell’ottica di prevenire “sanzioni” ministeriali che potrebbero arrivare dopo la diffusione agli atenei di linee guida in materia di gestione dell’offerta formativa, è giunta quando gli studenti immatricolati avevano già cominciato a frequentare le lezioni da due settimane. La soppressione del corso con queste modalità ha messo gli studenti nella condizione di non poter scegliere un corso alternativo al quale iscriversi, dopo che erano già state pagate caparre degli appartamenti e abbonamenti dei treni, soldi che sicuramente l’ateneo non rifonderà ai poveri “apolidi”.

Ci poniamo inoltre in assoluto contrasto rispetto all’arroganza con la quale il rettore ha liquidato le domande e le perplessità, del tutto naturali, delle matricole di geografia, che cercavano sicurezza per il loro futuro, in quella che gli è stata venduta dagli opuscoli come “l’università di qualità”.

Crediamo che la più alta carica dell’ateneo debba essere il primo a non considerare gli studenti come numeri (in particolare come gettito di tasse in entrata) ma debba necessariamente porsi in rapporto con loro, per cercare di delineare la via per una risoluzione rapida del problema.

Una posizione che invece ha preso, all’unanimità, il Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia (facoltà nella quale è incardinato il corso) che ieri ha votato, su proposta degli studenti, una delibera che chiede al Senato Accademico di attivare il corso di Geografia, in quanto percorso di studi culturalmente importante (come riconosciuto anche dal Nucleo di Valutazione d’ateneo).

Come rappresentanti auspichiamo una rapida risoluzione, che venga decisa negli organi democratici di gestione dell’ateneo, che vada a rispondere alle esigenze dei diretti interessati e di una società che, sempre di più, ha bisogno di un’università veramente di qualità.

Marco Maggioni, rappresentante in Consiglio di Amministrazione

Maria Consarino, rappresentante in Senato Accademico

I rappresentanti di Lettere e Filosofia del Sindacato degli Studenti

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Andiamo a difendere i nostri diritti

marzo 28, 2009

A partire dallo scorso autunno gli studenti hanno costituito la principale opposizione alle politiche del governo Berlusconi, che dopo un’interminabile campagna elettorale, ha mostrato nelle questioni universitarie la sua vera faccia: tagli indiscriminati all’università pubblica, dequalificazione del sistema formativo con l’obiettivo di dividerlo tra università private d’eccellenza e atenei di massa di serie B, incentivi alla trasformazione delle università in fondazioni, limitazione fortissima degli investimenti sulla ricerca. Misure accompagnate da una campagna d’opinione demagogica che ha raccontato la formazione pubblica come un mondo di sprechi inutili e la ricerca come un bene superfluo e non come l’unica reale possibilità di futuro per l’Italia e per la nostra generazione.
Di fronte alla sollevazione degli studenti, il governo ha risposto con la repressione violenta e con patetici tentativi di delegittimazione, come quello del ministro Brunetta, a cui vorremmo modestamente ricordare che Il Sindacato degli Studenti, parte attiva dell’Onda fin dalla nascita del movimento, ha appena vinto le elezioni universitarie a Padova. Chi si oppone all’abbattimento del sistema della formazione e della ricerca pubblica non è una piccola minoranza di «estremisti», ma una parte ampia e rappresentativa della generazione a cui Berlusconi e chi lo sostiene vogliono togliere il diritto al futuro.
Per questo sabato 4 aprile scenderemo in piazza a Roma insieme a tutto il movimento studentesco, ai lavoratori della Cgil, all’Arci, a Legambiente e a tutta la società civile in mobilitazione.
Per informazioni sui trasporti (pullman, 5 euro), chiamare lo 049/8753923 o scrivere a sindacatodeglistudenti@gmail.com.


Bankitalia e la crisi

novembre 7, 2008

In tutta Italia i cortei gridano: “Noi la crisi non la paghiamo”. Eppure abbiamo scoperto nei giorni scorsi che la stiamo già pagando, grazie a una norma contenuta nella legge 133 di cui ancora non si è sentito parlare nei media.

Dal 2003, infatti, 23 atenei sono passati, poiché virtuosi nei bilanci, ad un regime di tesoreria separata: questo significa che il fondo di finanziamento ordinario veniva depositato non più alla Banca d’Italia, ma in tranche bimensili presso la banca che i singoli atenei eleggevano a tesoreria, permettendo in questo modo all’ateneo di incamerare gli interessi attivi (si parla di qualche milione di euro).

La nuova legge prevede che dal 1 Gennaio 2009 il 100% dell’Ffo debba essere depositato alla Banca d’Italia, mentre i fondi “privati” degli atenei come tasse o sovvenzioni private, saranno gli unici ad essere lasciati separati (corrispondenti al 40% del totale a Padova). Ne consegue un aggravio amministrativo, dato che i soldi depositati in Banca d’Italia potranno essere utilizzati con degli sbarramenti, ma soprattutto non ci saranno più interessi attivi, perché il deposito sarà infruttifero, e si perderà ogni autonomia nella gestione, poiché ogni prelievo, sopra una certa cifra, dovrà essere autorizzato dal ministero.

Insomma: i soldi delle università serviranno a produrre liquidità immediate per le banche in crisi invece che a garantire quell’autonomia finanziaria degli atenei che il governo dice di voler promuovere. Noi la crisi la stiamo già pagando.

Ci rendiamo conto della necessità, in tempi difficili per tutti, di dover fare dei sacrifici. Riteniamo però che risparmiare sulla formazione e la ricerca significhi negare a una generazione di italiani la possibilità di acquisire contenuti culturali e valori sociali in grado di garantire sviluppo futuro del nostro paese.


Sciopero dei consumi

novembre 2, 2008

Come approvato dall’Assemblea di Facoltà di Lettere e Filosofia e come ribadito in piazza Insurrezione al corteo del 30 ottobre, è lanciato per mercoledì 12 novembre lo sciopero dei consumi nei bar.

La mobilitazione studentesca si impegnerà a far comprendere alla città che i tagli della legge 133/08 non toccano solo gli studenti padovani, ma anche una buona parte dell’economia cittadina.

La mobilitazione si impegnerà a diffondere il tam-tam: per mercoledì, giorno universitario, gli studenti puntano a far abbassare i consumi nei bar del centro storico. Niente caffè, tramezzini o brioches, al fine di sensibilizzare coloro che forse solo ora stanno cominciando a comprendere che la dieta forzata a cui la legge 133 condanna l’Università riguarda anche loro da un punto di vista economico. Leggi il seguito di questo post »


Assemblea Generale

ottobre 29, 2008

Lunedì 3 novembre alle 15.30 al Bo (aula da definire) è stata convocata assemblea generale.

Dopo il coordinamento interfacoltà del 29 ottobre, è stato deciso di continuare le mobilitazioni attraverso una costante azione di sensibilizzazione condividendo il più possibile, anche con docenti e tecnici, le proprie idee e le proprie impressioni.

Il successo del Corteo Funebre è dimostrazione di un movimento vivo e più che mai forte (qui la guerra sui numeri), la mobilitazione di tutte le 13 Facoltà (ognuna con le proprie peculiarità) non dà segno di cedimento e l’interesse mediatico è sempre più alto: un momento di confronto è essenziale.


Assemblea Ingegneria

ottobre 29, 2008

Notizia dal gruppo di ingegneria:

Giovedi’ 30 ottobre  ore 16.15: riunione al Dei (aula non ancora specificata)


Corteo studentesco unitario

ottobre 29, 2008

Giovedì 30, anche a Padova, in concomitanza con lo sciopero generale della scuola studenti universitari, studenti medi, docenti, maestri e genitori sfileranno in corteo.

Appuntamento alle 9.30 in Prato della Valle.