L’UNIVERSITA’ AUMENTA LE TASSE

COME SI TEMEVA, L’ATENEO METTE LE MANI NELLE NOSTRE TASCHE

Un nuovo sistema di calcolo delle tasse studentesche, che affiancherà quello già  esistente basato sul reddito, è stato approvato ieri da una commissione dell’Università di Padova, con soli due voti contrari fra cui quello dell nostro rappresentante, Marco Maggioni. Favorevoli i professori membri della commissione e il rappresentante di “Ateneo Studenti – Student Office”, lista di Comunione e Liberazione.

La bozza discussa prevede che dal prossimo anno venga utilizzato il coefficiente di merito per calcolare un bonus o un malus di 200 euro che andranno a modificare l’importo della contribuzione studentesca per quell’anno accademico. Il coefficiente di merito si calcola valutando la media dei voti e il numero di crediti (quindi gli esami sostenuti) rapportato all’andamento medio del proprio corso di laurea. Questo sistema è strutturato in modo da premiare i migliori studenti dei corsi di laurea con una riduzione scalare delle tasse, a partire da 40 euro, e una “multa” per chi va male fino a 200 euro. L’università guadagnerà, tramite questo sistema, 1.800.000 euro, poiché gli studenti che si trovano nella fascia inferiore sono più o meno il doppio di quelli che verranno premiati (nello specifico il 30% contro il 14% degli iscritti). Si può credere che sia una caso?

Il Sindacato degli Studenti si è opposto e ha criticato fortemente il meccanismo. Secondo noi ogni sistema di calcolo della contribuzione deve necessariamente tener conto della situazione economica, per non creare diseguaglianze fra gli studenti. Con questo metodo si andrà a colpire chi è in una situazione di difficoltà finanziaria e per mantenersi agli studi deve lavorare e non rientra nelle categorie agevolate. Un altro elemento di preoccupazione è rappresentato dai corsi di laurea piccoli (che tuttavia rappresentano settori di eccellenza nell’ateneo), dove potrebbero essere puniti studenti con medie comunque alte.

Premiare i meritevoli è una cosa positiva, tuttavia in questo contesto si rischierebbe un indebolimento  della progressività nella tassazione, che potrebbe portare ad un aumento del l’abbandono o a difficoltà nel proseguire il percorso universitario, con dilatazione dei tempi di laurea.

Il sistema così progettato prevede inoltre una sorta di “bilanciamento” per cui gli studenti meno bravi “pagano” effettivamente il bonus ai migliori. Questo provoca una condizione di diseguaglianza reale fra gli studenti e l’aumento di una competitività non sempre produttiva.

Le università  italiane devono porsi necessariamente il problema dell’elevato numero di fuori corso. Tuttavia crediamo che la strategia adottata da Padova sia più un tentativo di fare cassa mascherato da riforma meritocratica che non un modo di affrontare il problema principale, che è quello di valutare attentamente la didattica per consentire un miglioramento dei corsi e degli insegnamenti, nell’ottica di una rivalutazione dell’università pubblica che si contrapponga alla degradazione portata dai tagli e dalla prossima riforma Gelmini.

Ora la delibera passerà all’approvazione del Senato e del CdA e se non subirà modifiche la promessa fatta dal rettore di non aumentare le tasse studentesche verrà infranta. Se questo dovesse accadere, il Sindacato degli Studenti si opporrà con forza a una decisione che, come al solito, scarica sugli studenti responsabilità del governo e dell’ateneo.

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