Leggiamo sul Mattino che i giovani democratici di Studenti Per si dicono favorevoli all’aumento delle tasse se in cambio vengono garantiti agli studenti trasporti pubblici gratuiti.
Siamo all’assurdo: un gruppo di studenti che chiede di pagare un proprio diritto? La logica della privatizzazione è entrata così profondamente nella testa di alcuni studenti?
Si tratta di una truffa bella e buona: i soldi per i trasporti gratuiti agli studenti ci sono. O almeno c’erano. Fin dal 2003, infatti, Il Sindacato degli Studenti ha ottenuto che l’extragettito, cioè i soldi delle tasse studentesche che superassero le previsioni di bilancio, venisse dedicato a finanziare progetti per gli studenti. È così che siamo riusciti a conquistare l’apertura serale di molte biblioteche, ad esempio. Ed è così che, tra il 2004 e il 2005, abbiamo messo intorno a un tavolo Università, Aps, Sita e Comune per un progetto di trasporti gratuiti agli studenti, almeno sotto un certo Isee.
Allora furono problemi tra Aps e Sita a bloccare l’accordo a un passo dalla conclusione. Ma i soldi c’erano.
Se ora quei soldi non ci sono più, di chi è la colpa? Non certo degli studenti. Capiamo che chi è abituato più alle sedi di partito che agli organi dell’università non sappia queste cose, ma non è obbligatorio parlare se non si conosce un argomento. Se i soldi stanziati allora non ci sono più, prima di tutto vogliamo sapere che fine hanno fatto. E poi chiediamo che si mettano intorno a un tavolo Università, Esu, Regione, Provincia, Comune, Aps e Sita e che tutti insieme li si faccia saltare fuori, invece che scaricare ancora una volta i costi sugli studenti e sulle loro famiglie, già in difficoltà.
Aumentare le tasse agli studenti per gonfiare le casse dell’Aps può piacere al partito del sindaco, ma gli studenti padovani sanno che il Comune dovrebbe finanziare il diritto allo studio, non certo guadagnarci.
Studenti Per smetta di fare l’Arlecchino servitore di due padroni, gli studenti e Zanonato. Scegliete da che parte stare.
Il Sindacato degli Studenti l’ha già fatto: il diritto allo studio non è un bene da comprare al mercato, spetta a governo, Regione, Provincia e Comune finanziarlo. Ci fa piacere che la nuova dirigenza di Aps voglia riprendere il dialogo che la vecchia aveva interrotto nel 2005. Ma chiariamo le posizioni: gli studenti hanno già pagato la loro parte, se non c’è più tocca ad altri coprirla.

