40% UNDER 40: Firma la petizione online

Novembre 19, 2009

Il Sindacato degli Studenti lancia la petizione online come controproposta rispetto al DDL Gelmini sull’università: Firma anche tu per un CdA che sia composto per almeno il 40% da studenti e giovani ricercatori (contro la visione del ministro, che vuole il 40% di esterni nominati dal rettore)

 

http://www.petitiononline.com/40und40/petition.html

Ecco il testo della petizione:

Il recente disegno di legge Gelmini ha proposto al parlamento sostanziali modifiche alla strutturae alla natura dell’Università. Il ministro propone che il Consiglio di Amministrazione delle università diventi il vero centro di comando degli istituti e che almeno il 40% sia nominato dal rettore tra esterni all’università stessa. Questo significa non solo dare più potere al rettore, ovvero all’espressione diretta delle logiche baronali, ma anche introdurre banche, privati, politici o sindacati dentro all’università pubblica senza che queste ricevano in cambio nè denaro né garanzie. Se l’intento è veramente quello di ridurre il malaffare e rilanciare l’università pubblica pensiamo che il ministro abbia sbagliato strada.

Per questo chiediamo che il Parlamento approvi una vera riforma dell’Università, e che il 40% di posti in cda che il governo vorrebbe assegnare ai privati sia invece destinato a studenti e giovani ricercatori sotto i 40 anni


Universitopoly si sposta

Novembre 17, 2009

Per decisione della questura, universitopoly si sposta: non più piazza Cavour, ma

PIAZZA DELLA FRUTTA

Mercoledì 18 Novembre, ore 16.00


UNIVERSITOPOLY

Novembre 13, 2009

MERCOLEDI’ 18 NOVEMBRE 2009

ORE 16:00

PIAZZA CAVOUR – PADOVA


MONOPOLI IN

PIAZZA

contro la Riforma dell’Università

Aperta a tutta la cittadinanza

A breve notizie più approfondite…


17 novembre: sciopero generale studentesco e mobilitazione padovana

Novembre 11, 2009

Il Sindacato degli Studenti aderisce allo sciopero generale studentesco del 17 novembre, contro il ddl Gelmini. Condiviamo con tutte le realtà studentesche nazionali e territoriali che hanno firmato l’appello l’opposizione a una controriforma che rischia di abolire definitivamente l’università pubblica in Italia e la voglia di costruire insieme l’alternativa di un’università libera e di qualità per tutti.

Il 17 novembre, giornata internazionale degli studenti, sarà all’insegna della mobilitazione anche a Padova: l’assemblea d’ateneo unitaria di tutto il movimento, ieri, ha infatti deciso di convocare nel cortile nuovo del Bo alle 11 tutti gli studenti, per protestare pubblicamente, nelle modalità che saranno ritenute più adatte, contro il ddl Gelmini e decidere insieme come proseguire la mobilitazione.
Il Sindacato ovviamente partecipa alla mobilitazione padovana, insieme a tutti gli altri gruppi e ai singoli studenti del movimento, e invita tutti gli universitari a partecipare all’assemblea, per costruire insieme l’opposizione alla Gelmini e difendere la nostra università.


Assemblea d’ateneo martedì a Fisica

Novembre 9, 2009

assemblea_ateneo
assemblea_ateneo_retro

Martedì 10 novembre, ore 17, aula B di Fisica, assemblea d’ateneo unitaria di tutto il movimento contro il ddl Gelmini.

Mobilitiamoci!

Invitiamo tutti i siti e i blog degli studenti padovani a copiare e pubblicare il volantino e a invitare più gente possibile all’assemblea.

È ORA DI SVEGLIARSI!


DDL (Distruzione Definitiva Letale) Gelmini sull’università

Ottobre 28, 2009

Clicca qui per leggere la scheda tecnica approfondita sulla riforma.

Nel frattempo, ecco cosa ne pensiamo noi.

Peggio della 133. L’università pubblica italiana ha pochi mesi di vita, se non blocchiamo subito l’attacco del governo.

Cosa caratterizza le università private? Tasse alte e gestione in mano ai privati. Bene: i tagli della 133 produrranno aumenti delle tasse agli studenti, e la nuova riforma mette la gestione dell’università in mano ai privati. Non serve più trasformarle in fondazioni: se la legge passa, tra meno di un anno tutte le università italiane saranno, di fatto, private.

Da un incontro tra il Ministro Gelmini e il Ministro Tremonti sta per essere concepita la riforma dell’università. Si tratta di un attacco su più fronti ben più grave e articolato della L.133/08 che ha tagliato 1,5 miliardi di euro al sistema universitario e rendeva possibile la trasformazione degli Atenei in fondazioni private.

In un contesto nel quale le università sono in ginocchio e rischiano il dissesto economico a causa dei tagli, il Governo sta per approvare il disegno di legge di riforma dell’università. Dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, tale provvedimento dovrà passare dal Parlamento. Dall’approvazione del ddl, il Governo avrà una delega a modificare liberamente la legislazione in materia di diritto allo studio e le università avranno 9 mesi di tempo per adeguarsi ai gravissimi provvedimenti contenuti nel testo di legge.

I punti fondamentali della riforma sono:

  • 40% di privati nel CDA: i consigli di amministrazione assorbiranno gran parte dei poteri del Senato accademico e saranno composti dal Rettore, da un solo rappresentante degli studenti e da massimo altri nove componenti. Il 40 % del CDA dovrà essere composto da esterni. Il CDA non deciderà più “solo” per quanto riguarda il bilancio e le risorse dell’ateneo, ma anche in merito a scelte didattiche come l’apertura o la chiusura di singoli corsi di laurea. L’intera gestione dell’ateneo, insomma, sarà in mano a rettore, ai privati e ai loro personalissimi interessi. Altro che sapere libero, altro che didattica di qualità: pochi privati amici del rettore avranno voce in capitolo su tutto. Chi sarà nominato? Ci troveremo la D’Addario in CDA? Il prossimo bilancio sarà firmato da qualche velina di Canale 5, oppure da imprenditori amici come quelli a cui è stata regalata l’Alitalia?
  • 9 mesi di tempo per adeguarsi. Mentre la 133 si limitava a rendere possibile la trasformazione delle università in fondazioni, la riforma Gelmini obbliga gli atenei ad adeguarsi. A partire dall’approvazione definitiva della legge le rappresentanze studentesche decadranno entro 6 mesi e le Università avranno 9 mesi di tempo per recepire nel proprio statuto i provvedimenti della Gelmini, con una procedura accelerata che impedirà ogni discussione.
  • Chiusura delle facoltà: ai dipartimenti, che oggi si occupano di ricerca, viene affidata anche tutta la didattica. Potranno rimanere alcune facoltà come strutture di coordinamento, ma tutti i poteri saranno affidati ai dipartimenti, creando potenzialmente il caos generale. Dato che le entrate dall’università dipendono dalle tasse degli studenti, cioè dalla didattica, chi mai farà ricerca?
  • Attacco alla rappresentanza studentesca: oltre a decadere le attuali rappresentanze studentesche, nei nuovi organi di rappresentanza ci sarà solo uno studente, ciò vorrà dire assenza di pluralismo tra gli studenti e blocco di ogni possibile dialettica con il movimento. Più studenti negli organi voleva dire più voci rappresentate, e più possibilità per gli studenti di veder difesi i propri diritti. La Gelmini vuole fare piazza pulita di chi disturba il manovratore, e chiudere ogni decisione in stanze segrete e inaccessibili.
  • Spacchettamento degli atenei, che potranno federarsi con altri atenei o con enti (non si specifica se pubblici o privati). Il governo la spaccia come una soluzione al problema degli “atenei sotto casa” proliferati in molti centri minori dell’Italia e che rappresentano spesso uno spreco insostenibile. Ma è solo facciata, pura propaganda. In realtà la legge non indica alcun criterio didattico o scientifico per gli accorpamenti. La cosa più probabile è che i dipartimenti più appetibili per i privati si fondano in pseduo-politecnici completamente asserviti alle aziende, mentre il resto degli atenei sia lasciato senza fondi e lentamente strangolato. Invece di tagliare gli sprechi, si tenta di imporre una guerra tra poveri tra ricerca pura e applicata. La prima andrebbe fatta morire di fame con i tagli, la seconda messa in schiavitù con i finanziamenti privati. Respingiamo la trappola. Ricerca libera, tutta, e didattica di qualità, per tutti.
  • Delega al Governo a trasformare radicalmente, senza passare dal Parlamento, il sistema nazionale di diritto allo studio, modificando le fasce di reddito degli aventi diritto, rafforzando il ruolo dei privati negli appalti delle case dello studente e implementando il prestito d’onore, che trasformerebbe generazioni di studenti in un esercito di indebitati cronici.
    Tagli alle borse di studio, agli alloggi, alle mense: questo dobbiamo aspettarci dai futuri decreti Gelmini sul diritto allo studio, che il ministro potrà imporre senza alcun dibattito.
  • Precarizzazione totale della ricerca all’interno dell’università, con le nuove norme sul reclutamento. Anche qui, tanto fumo: dietro alle chiacchiere sui meccanismi di selezione si nasconde la subordinazione della ricerca, che dovrebbe essere libera, alle logiche della precarietà e del mercato.

Data la situazione economica delle università italiane sono stati realizzati, sono in corso o si prevedono ovunque aumenti delle tasse. Tasse alte e privati negli organismi decisionali sono le principali caratteristiche degli atenei privati. Ciò vuol dire che entro nove mesi dall’approvazione della riforma tutte le università statali diventeranno di fatto private.

9 mesi di tempo, a partire dall’approvazione, e le nostre università diventeranno private, si tratta di un “parto” da impedire ad ogni costo, l’unica precauzione possibile è un movimento studentesco forte e continuativo, che blocchi facoltà e città.

Un paese come l’Italia di oggi, fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, ha assoluto bisogno di conoscenza. La ricerca, la formazione, il sapere libero sono le uniche risorse di cui disponiamo e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

Abolire l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

No, grazie. Siamo arrivati al momento decisivo. Si tratta del più grande attacco mai subito dall’università italiana nella sua storia, vogliono chiudere per sempre il capitolo della didattica di qualità per tutti e della ricerca libera da condizionamenti economici ed ideologici.

O ci mobilitiamo adesso, o il prossimo ottobre non ci sarà più nessuna università da difendere.

Diamoci una svegliata. Il futuro ha bisogno di sapere libero, noi siamo qui per questo. Loro sono la crisi, noi la soluzione. Se la riforma sarà approvata, in 9 mesi sarà partorito il mostro della privatizzazione.

Impediamo il concepimento, l’unica precauzione in questo caso siamo noi. Protesta anticoncezionale!


DDL Gelmini: scheda tecnica approfondita

Ottobre 28, 2009

Il governo ha approvato oggi il disegno di legge di riforma dell’università.

Pubblichiamo una scheda tecnica, realizzata da Link-coordinamento universitario (la rete nazionale che l’Asu sta costruendo insieme ad altre realtà indipendenti italiane), che analizza punto per punto l’intera riforma.

Leggi la scheda


No ad aumenti delle tasse, i soldi per i trasporti ci sono

Ottobre 27, 2009

Leggiamo sul Mattino che i giovani democratici di Studenti Per si dicono favorevoli all’aumento delle tasse se in cambio vengono garantiti agli studenti trasporti pubblici gratuiti.
Siamo all’assurdo: un gruppo di studenti che chiede di pagare un proprio diritto? La logica della privatizzazione è entrata così profondamente nella testa di alcuni studenti?
Si tratta di una truffa bella e buona: i soldi per i trasporti gratuiti agli studenti ci sono. O almeno c’erano. Fin dal 2003, infatti, Il Sindacato degli Studenti ha ottenuto che l’extragettito, cioè i soldi delle tasse studentesche che superassero le previsioni di bilancio, venisse dedicato a finanziare progetti per gli studenti. È così che siamo riusciti a conquistare l’apertura serale di molte biblioteche, ad esempio. Ed è così che, tra il 2004 e il 2005, abbiamo messo intorno a un tavolo Università, Aps, Sita e Comune per un progetto di trasporti gratuiti agli studenti, almeno sotto un certo Isee.
Allora furono problemi tra Aps e Sita a bloccare l’accordo a un passo dalla conclusione. Ma i soldi c’erano.
Se ora quei soldi non ci sono più, di chi è la colpa? Non certo degli studenti. Capiamo che chi è abituato più alle sedi di partito che agli organi dell’università non sappia queste cose, ma non è obbligatorio parlare se non si conosce un argomento. Se i soldi stanziati allora non ci sono più, prima di tutto vogliamo sapere che fine hanno fatto. E poi chiediamo che si mettano intorno a un tavolo Università, Esu, Regione, Provincia, Comune, Aps e Sita e che tutti insieme li si faccia saltare fuori, invece che scaricare ancora una volta i costi sugli studenti e sulle loro famiglie, già in difficoltà.
Aumentare le tasse agli studenti per gonfiare le casse dell’Aps  può piacere al partito del sindaco, ma gli studenti padovani sanno che il Comune dovrebbe finanziare il diritto allo studio, non certo guadagnarci.
Studenti Per smetta di fare l’Arlecchino servitore di due padroni, gli studenti e Zanonato. Scegliete da che parte stare.
Il Sindacato degli Studenti l’ha già fatto: il diritto allo studio non è un bene da comprare al mercato, spetta a governo, Regione, Provincia e Comune finanziarlo. Ci fa piacere che la nuova dirigenza di Aps voglia riprendere il dialogo che la vecchia aveva interrotto nel 2005. Ma chiariamo le posizioni: gli studenti hanno già pagato la loro parte, se non c’è più tocca ad altri coprirla.


A proposito di Geografia

Ottobre 23, 2009

Il Sindacato degli Studenti, la lista elettorale uscita vittoriosa dalle ultime elezione e che esprime diversi rappresentanti negli organi collegiali dell’università, prende posizione contro la chiusura del corso di laurea in Geografia dei Processi Territoriali decisa dal rettore dopo il mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti previsto dall’ateneo.

La decisione di non attivare il corso, nell’ottica di prevenire “sanzioni” ministeriali che potrebbero arrivare dopo la diffusione agli atenei di linee guida in materia di gestione dell’offerta formativa, è giunta quando gli studenti immatricolati avevano già cominciato a frequentare le lezioni da due settimane. La soppressione del corso con queste modalità ha messo gli studenti nella condizione di non poter scegliere un corso alternativo al quale iscriversi, dopo che erano già state pagate caparre degli appartamenti e abbonamenti dei treni, soldi che sicuramente l’ateneo non rifonderà ai poveri “apolidi”.

Ci poniamo inoltre in assoluto contrasto rispetto all’arroganza con la quale il rettore ha liquidato le domande e le perplessità, del tutto naturali, delle matricole di geografia, che cercavano sicurezza per il loro futuro, in quella che gli è stata venduta dagli opuscoli come “l’università di qualità”.

Crediamo che la più alta carica dell’ateneo debba essere il primo a non considerare gli studenti come numeri (in particolare come gettito di tasse in entrata) ma debba necessariamente porsi in rapporto con loro, per cercare di delineare la via per una risoluzione rapida del problema.

Una posizione che invece ha preso, all’unanimità, il Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia (facoltà nella quale è incardinato il corso) che ieri ha votato, su proposta degli studenti, una delibera che chiede al Senato Accademico di attivare il corso di Geografia, in quanto percorso di studi culturalmente importante (come riconosciuto anche dal Nucleo di Valutazione d’ateneo).

Come rappresentanti auspichiamo una rapida risoluzione, che venga decisa negli organi democratici di gestione dell’ateneo, che vada a rispondere alle esigenze dei diretti interessati e di una società che, sempre di più, ha bisogno di un’università veramente di qualità.

Marco Maggioni, rappresentante in Consiglio di Amministrazione

Maria Consarino, rappresentante in Senato Accademico

I rappresentanti di Lettere e Filosofia del Sindacato degli Studenti


Nasce LINK-Assemblea Studentesca

Ottobre 12, 2009

11ott

L’11 Ottobre, a Roma, è nata Link – Assemblea Studentesca.

L’Asu, in condivisione con l’assemblea del Sindacato degli Studenti, ha intrapreso un percorso in comune con molte realtà rappresentative degli studenti delle università italiane e con l’Unione degli Studenti, sindacato nazionale degli studenti medi. Dopo un lungo periodo di conoscenza reciproca e condivisione delle idee e dei progetti, siamo arrivati a questa tappa fondamentale, che ha visto iniziare formalmente un  percorso costituente per arrivare alla formazione di un soggetto nazionale in grado di rispondere alle esigenze dei soggetti in formazione dalle scuole medie superiori al dottorato di ricerca.

L’obiettivo è ambizioso: formare una rete che unisca diverse realtà locali con storie e tradizioni differenti ma che condividono tutte alcuni principi fondamentali:

-         La rappresentanza studentesca come mezzo per raggiungere obiettivi reali, e non intesa come fine a sé stessa.

-         L’indipendenza economica di ogni singolo soggetto facente parte la rete, fondamentale per garantire un’indipendenza politica (da partiti, lobby, sindacati, organizzazioni…) necessaria per rispondere finalmente agli studenti e solo agli studenti anche a livello nazionale.

-         La capacità di analisi della realtà per poter rispondere con azioni concrete alle necessità reali, senza perdersi nella rappresentazione ideale del conflitto che non ha conseguenze pratiche.

-         L’assoluta autonomia delle realtà locali, che continuano ad agire sul loro territorio con le usuali modalità, e che scegliendo di mettere in comune un livello che ancora non esiste con gli altri soggetti, lavoreranno insieme per rispondere a esigenze più ampie e per aprire vertenze a livelli sovralocali, nazionali e regionali (secondo il principio della sussidiarietà verticale).

I soggetti coinvolti (per ora) in questo percorso:

ASU di Padova

Lista di Sinistra di Trieste

Charta 91 di Trento

UDU Siena

UDU Roma

UDU Napoli

UDU Bari

Tuscia in Protesta di Viterbo

ASINU di Salerno